La follia delle folle e il Matto dei Tarocchi

Se siete persone per così dire civilizzate ed integrate in un sistema capitalistico, questo lo dovete ad Edward Bernays.

Edward chi?

Già, pochissimi conoscono questo Bernays. Eppure è uno dei personaggi più influenti della storia moderna, uno che ha contribuito a progettare il sistema consumistico in cui viviamo. Bernays è colui che ha inventato la propaganda, scrivendo l’omonimo libro “Propaganda” nel 1928. Per capirci, è l’opera che ha ispirato Joseph Goebbels su come manipolare il consenso e favorire l’ascesa di Hitler e del Nazismo.

Bernays sostenne l’industria del tabacco nel diffondere il consumo di sigarette presso il pubblico femminile, vincendo il tabù che rendeva il fumo una “cosa da uomini”; convinse gli Americani che uova e pancetta erano alla base della vera colazione americana; condizionò il popolo americano a sposare l’intervento nella prima guerra mondiale.

Ma la cosa più interessante, ed è per questo che ne parlo in questo blog, è che Bernays era nipote di Sigmund Freud. Fu proprio Bernays, con la sua arte pubblicitaria e di pubbliche relazioni, a divulgare le opere dello zio e a renderlo famoso in tutto il mondo. E il successo stesso di Bernays derivò dall’applicazione delle tecniche di Freud nell’influenzare la psicologia delle folle.

La follia delle folle e il Matto dei Tarocchi

Mi ha sempre colpito l’assonanza in Italiano tra “folla”, intesa come massa e “folle”, come il nostro amico Matto dei Tarocchi.

Il Matto dei Tarocchi e la follia delle folle
Il “Folle”

Perchè oltre all’assonanza si cela una verità psicologica: più le persone si affollano e si ammassano, più l’individualità si svuota e prevale la logica del branco, del conformismo, della massa. E’ quella che definirei “la follia delle folle”.

Cambiano le modalità, ma gli schemi della Propaganda sono sempre gli stessi e prevedono sempre la costruzione di una “massa critica” di persone che adottino un determinato atteggiamento o pensiero collettivo. Oggi, nel mondo dei Social, queste pratiche propagandistiche e di manipolazione del consenso sono esplose alla massima potenza.

Conosco tante persone, apparentemente sensate nella vita “offline”, che sposano online le più allucinanti teorie complottiste di estrema destra – e la cosa più atroce è che tra questi troviamo molti operatori in ambito olistico. Persone che, teoricamente, dovrebbero essere votate al Bene, avere un cuore puro, ma soprattutto una mente pura e libera da qualunque condizionamento; è inutile che mi boicotti il sistema di informazione dei mass media se poi mi sei il primo ad abboccare a qualunque post ti propugni questo o quel maestro “risvegliato” sui social media. Vuol dire essere completamente privi di filtri, di un senso critico.

Il folle come mancanza di spirito critico

Il Matto dei Tarocchi, in negativo, è proprio questo: è lo zero, è il vuoto, è la mancanza di un senso, o meglio, di una coscienza critica. Nell’etimologia di “folle” troviamo infatti “pallone pieno di vento per giuocare”, da cui l’idea di testa vuota. Il veicolo “in folle” è quello che non ha alcuna marcia ingranata, quindi è in totale balia del motore, senza alcuna direzione cosciente impressa. E dove regna il vuoto è più facile innestare un concetto convincente, specie se altri tuoi amici lo condividono. E più la folla cresce con questa convinzione, più la follia e l’inconsapevolezza si diffonde; cosa che ti renderà ancor più facile da manipolare, terreno vergine per assimilare le teorie sempre più farneticanti.

Forse è proprio per questo che certe teorie hanno un tale potere sugli operatori olistici: per anni hanno ricercato l’illuminazione predicando la “sospensione del giudizio”…ed eccoli ora privi di giudizio, divenuti anzi astiosi giudicanti (in modo inconsapevole, inconscio) di chi non condivide le “loro” teorie (loro tra virgolette, perchè non sono mai farina del loro sacco). Della serie: io sono un risvegliato, conosco la verità, e tu fai parte del popolino dormiente.

Per chiudere sul tema della follia delle folle, ci viene come sempre in soccorso Carl Gustav Jung: “un atteggiamento collettivo, anche se necessario, rappresenta sempre una minaccia per l’individuo.”

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