Simbologia dell’Eremita dei Tarocchi

La simbologia dell’Eremita dei Tarocchi

Analizziamo in questo articolo la simbologia dell’Eremita dei Tarocchi.

Un gioco che amo fare con le persone che non conoscono i Tarocchi è fargli scegliere all’interno del mazzo quel Tarocco che più gli piace. Allo stesso modo, quello che ritengono più “brutto”. E’ un gioco che ha una valenza psicologica molto superficiale, tuttavia può dar luce ad aspetti “Ombra” sia sgradevoli che potenzialmente interessanti.

L’Ombra, nella psicologia junghiana, corrisponde a quella parte di noi che è caduta nell’inconscio. E’ una parte di noi sgradevole, inadeguata, poco funzionale alle motivazioni e alle aspirazioni dell’Io cosciente. L’Ombra è un frammento di noi che continua a vivere nei sogni e, durante la vita vigile, viene proiettata su altre persone.

Personalmente l’Arcano Maggiore che ritengo più “brutto” è l’Eremita. Essendo appassionato di simbologia, l’Eremita è l’Arcano in assoluto che contiene meno oggetti ed elementi simbolici. E’ un Arcano spoglio, freddo, poco colorato, poco interessante. Ma sono esattamente questi gli elementi che caratterizzano la simbologia dell’Eremita dei Tarocchi. In me devono allora esistere elementi “Ombra” che risuonano con l’Eremita. E’ vero, li riconosco, ci lavorerò sopra, ma non è questo l’oggetto del mio articolo.

Simbologia Eremita dei Tarocchi
L’Eremita

Se però devo evidenziare l’aspetto più irritante dell’Eremita è la sua aura di solitudine, di desolazione. Sì, lo so, sono anche questi miei aspetti Ombra, ma atteniamoci alla simbologia oggettiva di questo Arcano. Che cosa rende l’Eremita così solitario, così desolante? L’elemento iconologico più evidente della simbologia dell’Eremita dei Tarocchi è la lanterna.

Significato soggettivo dell’Eremita dei Tarocchi

Ma dal punto di vista soggettivo? In che modo io mi relaziono alla simbologia archetipica dell’Eremita dei Tarocchi? Quali parti di me fa risuonare?

Quando si osservano i Tarocchi – ed è questo un approccio utilissimo anche quando si analizzano gli oggetti e i personaggi dei nostri sogni – bisogna fare appello a tutte le nostre funzioni psicologiche. Sono il pensiero, il sentimento, l’intuizione, la sensazione. Non solo in relazione, ad esempio, a ciò che noi pensiamo e sentiamo rispetto all’oggetto, ma provando ad immedesimarci in esso.

Mi sono dunque chiesto:

  • che cosa pensa l’Eremita?
  • quali sono i suoi sentimenti? Che cosa sta provando?
  • da dove viene? Dove sta andando?
  • che cosa vede? Che cosa gli comunicano i suoi sensi?

Ecco, è proprio la domanda “che cosa vede?” corrispondente alla funzione “sensoriale”, che mi ha illuminato. Guarda caso la sensazione è la mia funzione inconscia, essendo io un tipo Intuizione! Sto parlando naturalmente dei tipi psicologici junghiani. Esiste un conflitto inestinguibile tra le funzioni dell’Intuizione e della Sensazione: i tipi intuitivi avranno sempre grossi problemi con il mondo della sensorialità, e viceversa.

Il concetto, in parole povere, può essere compreso se pensiamo alla difficoltà di avere una buona intuizione (intesa come la capacità di intravedere nuove prospettive, nuove possibilità oltre allo status quo dell’esistente) se siamo troppo avvinghiati dai sensi, se viviamo troppo avvolti dalle manifestazioni “sensoriali” e “sensuali” della materia. Troviamo un parallelismo mitologico con l’episodio di Ulisse che, stregato dalle delizie terrene offerte dalle Dea Circe, vede i suoi compagni (psicologicamente, una parte di sè) tramutati in maiali. Lo scopo della sua missione, il ritorno a casa, viene rallentato. In termini psicologici, il ritorno a casa significa il ricongiungimento con il proprio Sé.

Il conflitto tra intuizione e sensi

Con questa idea di conflitto tra “intuizione” e “sensi” in mente, proviamo a ricostruire fisicamente l’azione che sta compiendo l’Eremita. Focalizziamoci cioè sull’aspetto “sensoriale” della simbologia dell’Eremita dei Tarocchi. Osserviamone l’atteggiamento, il linguaggio corporeo. Può essere utile e a suo modo divertente imitare esattamente la sua azione, la sua postura. Ad esempio, proviamo a procedere lentamente in un ambiente buio reggendo in mano una fonte di luce.

Avete mai provato a camminare di notte, in un bosco, osservando direttamente la luce di una torcia elettrica, piuttosto che osservare lo spazio parzialmente illuminato da quella luce? Non solo si resta accecati, ma non si riesce a vedere dove si mettono i piedi.

Simbologia onirica dell’Eremita dei Tarocchi

La luce della lanterna rappresenta il tenue lume della ragione, o in altro modo il fuoco dell’intuizione. L’Eremita allora insegna che procedere contemplando la potenza della propria mente non solo non getta luce sulle profondità dell’inconscio ma è il modo migliore per esserne inghiottiti.

E’ un aspetto, questo, che ricorda il sogno giovanile di Jung della “lanterna contro vento”. (leggi qui per approfondire il significato onirotarologico di quel sogno). E’ l’impossibilità di illuminare (e di illuminarsi?) se non si resta in collegamento con le proprie radici, cioè con il Diavolo dei Tarocchi.

L’Eremita cammina facendo appello alle sole facoltà intellettuali, al punto da esserne completamente assorbito e da perdere di vista la via da seguire. E’ questo che rende l’Eremita solo, perso, desolato. La sua “miopia” nel sopravvalutare la mente gli impedisce di esplorare adeguatamente le profondità dell’inconscio. E’ nelle profondità della terra, come tramandano gli Alchimisti, che è sepolto il tesoro.

“Caro Eremita, smetti di fissare quella lanterna, abbassala e utilizzala per illuminare il terreno!”. Questo è il messaggio che dovrei rivolgere al mio “Eremita interiore”, un mio aspetto Ombra “eremitico”. Di chi fa troppo spesso affidamento sulla mente e sui “viaggi mentali” piuttosto che godersi la sensualità del “qui ed ora” offerto dalla terra e dai suoi frutti.

Suggerimenti per interpretare i sogni

Un altro aspetto interessante offerto dall’immagine dell’Eremita riguarda alcuni suggerimenti pratici su come relazionarsi ai propri sogni. I sogni appartengono al mondo “lunare”. Il loro materiale impalpabile rischia di essere “bruciato” se accostato con il calore solare del pensiero che vuole illuminare a tutti i costi ogni oscurità. In pratica questo significa due cose:

  1. I sogni non potranno mai essere sviscerati e spiegati al 100%, ed è anzi un bene che una parte del sogno rimanga scarsamente illuminata. In questo modo il suo contenuto “energetico” continuerà a lavorare in segreto, come è nella natura dei simboli: hanno un moto interiore prodotto dall’interazione tra qualcosa che ci è noto e qualcosa che ci è sconosciuto (l’inconscio), un po’ come nella simbologia del Carro dei Tarocchi;
  2. Quando analizziamo i sogni, non lasciamoci irretire da spiegazioni eccessivamente “intellettuali”, ma proviamo anche ad approcciare il significato del sogno con le “parti basse” di noi stessi, facendo appello al nostro cuore, alla nostra pancia, ai nostri sensi. Cioè con le sfere legate al sentimento e alla sensazione.

Concludo citando a questo proposito un bellissimo aforisma di Carl Gustav Jung: “dove regna la saggezza, non vi è alcun conflitto tra pensiero e sentimento.”

In altre parole, l’Eremita, archetipo del “Vecchio Saggio”, sarà veramente saggio solo collegando la luce della sua lanterna con il solco tracciato dal suo bastone nelle profondità del suo cuore.

Clicca qui per approfondire il metodo OniroTarologia.

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